Se per parlare di Napoli bisogna per forza mettere in mezzo Dio
di Serena Gaudino
Qualche giorno fa mi è capitato di essere stata invitata alla presentazione, a Torino, del libro di Andrej Longo “Dieci”. Ci sono andata perché ero curiosa di sentire che effetto faceva sentire parlare di Napoli e non essere a Napoli.
Alle 18 e quindici minuti l’autore è salito sul palchetto, si sono spente le luci e un’attrice ha iniziato a leggere il primo racconto.
Lo leggeva con un accento spiccatamente napoletano, spingendo l’andatura della frase proprio nei punti giusti e mi sono ritrovata lì piacevolmente sorpresa. I dieci racconti di cui è costituito il libro di Longo, pubblicato da Adelphi, sono molto belli. Ma non voglio entrare nello specifico del libro, voglio invece soffermarmi sull’impressione che ho provato sentendo leggere, in un contesto inusuale, di malvivenza, desolazione, camorra, morte e su come risuonano le parole scelte dall’autore per descrivere i napoletani, con le loro facce che sembrano maschere, la loro anima sempre troppo sporca e il loro cuore pieno di smagliature.
Dopo la lettura, l’autore ha iniziato a rispondere alle domande dei moderatori che gli hanno chiesto perché il libro è intitolato Dieci, perché l’ha ambientato a Napoli e come si pone lui rispetto a questa città. Andrej Longo ha risposto con un’aria un po’ scanzonata, abbastanza imprecisa, dando informazioni frammezzate; ma questo forse sta nel suo personaggio. Poi però ha calcato la mano raccontando anche a parole la disperazione in cui versa Napoli. A quel punto mi sono un po’ vergognata. Non perché Napoli non sia disastrata e sull’orlo del baratro, ma perché non erano quelle le parole giuste per descriverla: quelle di Longo erano parole, frasi piene di luoghi comuni, come se lui Napoli non la conoscesse dal di dentro (cosa credo possibile visto che è di Ischia e vive a Roma) ma ne parlasse come ne può parlare uno che la frequenta per un po’, ne impara l’accento, qualche battuta alla Totò e poi si cimenta nella ricostruzione, letterariamente fresca e commovente anche, della sua anima senza averci mai litigato.
Ecco, secondo me, per scrivere di Napoli o scrivere con quella pienezza e musicalità giusta un po’ con Napoli ci devi aver litigato. Del resto, prima di questa nuova generazione di scrittori post-saviano (o meglio filo-saviano), quasi tutti gli scrittori napoletani che si sono imposti sulla scena nazionale con Napoli c’avevano profondamente litigato e se n’erano andati via portandosi però con sé la nostalgia, la speranza, l’amore per questa terra che non li appagava e continua a non appagarli visto che anche quelli ancora molto attivi non hanno nessuna intenzione di tornare. Mi riferisco naturalmente a Domenico Rea ad Annamaria Ortese ma più vicino penso a Raffaele La Capria a Erri De Luca. Ho l’impressione, invece, che oggi, non ci sia più quel bollore poetico a foraggiare l’immaginazione degli scrittori napoletani che si limitano, pur egregiamente, a costruire con garbo e freschezza racconti o romanzi che siano, attingendo da fatti di cronaca, racconti di terze persone, analisi dei fatti: realtà, stringente fedele realtà che trasborda dappertutto inondando la fantasia, l’immaginazione poetica, lo ripeto ancora, per arrivare ad afferrare, in modo più splatter possibile, il bulletto di turno, il camorrista pentito e non, il poveraccio, la madre spacciatrice, la madre chiocciola che aggredisce la polizia…
Io mi ci vergogno un po’ in questo mare di immondizia, sono sincera, e vorrei che tanti napoletani come me se ne vergognassero e decidessero di voltare pagina, cambiare. Ma come? Non certo non parlandone più, ma trovando un modo diverso di raccontare, magari aggiungendo quello che secondo me ora manca, un po’ più di cuore. E' questa la ricetta per migliorare l'immagine della nostra città? Mah! Ciò di più immediato a cui penso è di bloccare la produzione letteraria che sfrutta il filone-saviano, tanto uno come lui le case editrici non lo trovano. E poi, continuo a pensare: è possibile che da un po’ di tempo a questa parte - vedi Longo con l’idea di legare i suoi dieci racconti ai dieci comandamenti e Valeria Parrella che intitola la sua ultima raccolta di racconti “Per Grazia Ricevuta” - per parlare di Napoli bisogna per forza scomodare Dio?
Angelo Petrella - Nazi Paradise edito da Meridiano Zero; Pagg. 138 euro 8.00
International Book Fair
Per tutti gli adulti che non vogliono smettere di giocare…
A cinque anni dalla sua fondazione, Beisler Editore, specializzata in letteratura per ragazzi, presenta in anteprima mondiale alla grande kermesse bolognese una nuova e intrigante collana
Affianco ai Libripinguino (libri per i più piccini prevalentemente illustrati in bianco e nero) e alle avvincenti storie della collana di narrativa per i più grandicelli - Il serpente a sonagli - Beisler Editore con questa nuova collana si dedica a un divertente microcosmo, perfetto per tutti i ragazzi e per gli adulti che ancora cercano con passione nuovi e accattivanti stimoli per riflettere sulla vita, sulle questioni più ostiche e spinose di tutti i giorni, sui limiti della propria e altrui esistenza usando la logica e la lingua in modo ironico e divertente ma anche con grande intelligenza e spiccato senso critico.
Per i primi due titoli, in libreria dal prossimo autunno, sono state scelte due opere della giovane scrittrice Guia Risari: “Il pesce spada e la serratura” e “L’alfabeto dimezzato. Storie di coccodrilli scottati e di scimpanzè in piscina”, illustrati rispettivamente da due grandi artisti: Altan e Chiara Carrer. E proprio le tavole originali di entrambe le opere saranno protagoniste di due importanti eventi promossi dal Comune di Bologna all’interno di Fieri di Leggere - Fiera del libro per ragazzi l’evento letterario che Bologna organizza parallelamente alla fiera. Così, presso la Sala del Consiglio del centro Civico del Quartiere San Donato (via Garavaglia,7) il 26 aprile alle 12.00, sarà inaugurata la mostra dei disegni originali di “Il pesce spada e la serratura” firmate da Altan. Mentre, Il 27 aprile alle 9.30, nella nuova sede dello spazio lettura “C’era una volta” (via Benini,1) sarà inaugurata la mostra dei disegni di “L’alfabeto dimezzato. Storie di coccodrilli scottati e di scimpanzè in piscina” firmati da Chiara Carrer. Ad entrambi gli appuntamenti sarà presente l’autrice del testo letterario Guia Risari.
Appuntamento quindi a Bologna per scoprire da vicino il fascino della nuova collana di Beisler Editore.
In autunno in libreria
“Il pesce spada e la serratura” di Guia Risari e Altan
“L’alfabeto dimezzato. Storie di coccodrilli scottati e scimpanzè in piscina”
di Guia Risari e Chiara Carrer (settembre 2007)
di
Dominique Fernandez è stato eletto «accademico» di Francia. La sua scrittura, i suoi libri, il suo pensiero resterà immortale. Come il suo amore per l’Italia, per la Sicilia e per Napoli dove ha vissuto tanti anni facendo il professore e frequentandone la vita culturale. I suoi ricordi, di quest’Italia così emozionante sono nei suoi libri: sogni, odori, sapori, sentimenti sono raccontati attraverso grandi personaggi, figure appassionanti e eroi. Da Pasolini a cui ha dedicato Nella mano dell’angelo ai grandi miti della cultura napoletana che hanno parlato per mezzo della voce del settecentesco soprano castrato Porporino al grande Caravaggio, eroe di una biografia romanzata, La corsa all’abisso (entrambi ed. Colonnese), di grande successo anche in Italia. Ma da oggi, il suo amore per la tradizione culturale italiana e per il grande pittore resterà anche nella storia della musica. Visto che la AliaVox sta distribuendo proprio in questi giorni un bellissimo cd firmato da Jordi Savall che propone tutte composizioni originali e arrangiamenti e improvvisazioni su opere di Gesualdo, Monteverdi e Trabaci. Il titolo del disco è Lachrimae Caravaggio. Un fervido omaggio che Savall fa insieme a Dominique Fernandez a questa straordinaria figura attraverso la loro visione letteraria e musicale del genio Caravaggio.
Ma per Savall è anche qualcos’altro. Per lui, e lo spiega nelle note che accompagnano il disco, questo lavoro rappresenta il tentativo di sovvertire il rapporto che le persone hanno con l’arte che, secondo lui, è diventato superficiale, sempre più intellettuale e sempre meno spirituale, senza più nessun rapporto tra il quadro, nel caso del Merisi, e noi. E così se da un lato si è arrivati alla più grande democratizzazione dell’arte, dall’altra si sente l’esigenza di «accostarvisi in modo più personalizzato e intimo». Da qui il progetto di Savall e Fernandez che tenta di aprire un «dialogo fra le ricchezze dell’arte e quelle della musica e della letteratura».
Così se la musica diventa il basso continuo dell’opera d’arte – idea di Goethe ripresa da Kandinsky in Dello spirituale dell’arte del 1912 – e conquista un accesso diretto all’anima, l’evocazione così appassionata e sensibile che fa Fernandez di Caravaggio attraverso sette dei suoi quadri più rappresentativi (Davide con la testa di Golia, La decollazione del Battista, La morte della Madonna, La deposizione nel sepolcro, Discendimento, La Madonna dei Pellegrini, Il martirio di San Matteo, Il sacrificio di Isacco) rende ancor più vivo e forte il carattere di questa “colonna sonora immaginaria”.
Ciò che ne viene fuori è un disco di grande respiro che racchiude le sonorità del Seicento ma parla e s’esprime come la musica contemporanea che nelle improvvisazioni e nelle dissonanze richiama le posizioni di Arvo Pärt. Trenta piccoli pezzi della durata media di due minuti e mezzo: trenta momenti musicali dove a prevalere sono le calde sonorità della viola da gamba di Savall e la voce rassicurante di Ferran Savall accompagnato dai complessi Le concert des nations e Hesperion XXI.
Lachrimae Caravaggio
Orchestra Le Concert des Nations - Hesperion XXI
Direttore Jordi Savall
Alia Vox
€ 15,92
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Serena Gaudino
L’intervista è apparsa venerdì 19 gennaio 2007
su www.wuz.it a cura di Giulia Mozzato
G.M.: Da circa un anno è nato un Presidio del Libro a Scampìa. È possibile fare un'analisi di ciò che è accaduto in questi mesi? Come hanno reagito i ragazzi e le famiglie? Quanto hanno partecipato alle vostre iniziative e sfruttato la nuova possibilità che gli avete offerto? E, ancora, le istituzioni hanno dato qualche contributo?
S.G.: Dopo un primo momento dedicato soprattutto alle questioni pratiche e organizzative, la Biblioteca del Centro Hurtado, sede del Presidio del Libro di Scampìa, oggi viaggia a pieno regime. Nel senso che sono state attivate le due borse di studio per i ragazzi che si occupano della gestione e animazione della struttura e si è elaborato un programma di attività che tiene conto del territorio in cui si opera. Tra i frequentatori più assidui ci sono i bambini legati ai gruppi scout e religiosi ma attraverso un lavoro capillare e continuo si stanno conquistando anche i bambini più a rischio. Naturalmente è un lavoro lungo e difficoltoso perché siamo costretti continuamente a dover scardinare pregiudizi e a combattere con fasce sociali dove la cultura è relegata a fanalino di coda, se siamo fortunati. Per quanto riguarda le istituzioni, siamo tutti grati al Comune di Napoli che ha costruito materialmente il centro Hurtado mentre i contributi specifici sul progetto di presidio si sono fermati all’evento del 2 aprile scorso (rEsistere a Scampìa… nel segno di Andersen) in quanto, paradossalmente, la Regione è interessata a sostenerci ma soltanto se proponiamo eventi. E noi, proprio in linea col concetto di Presidio del Libro siamo meno propensi ad accettare l’”eventologia” mentre vorremmo lavorare sulla progettazione culturale di cambiamento e sviluppo. Ed è questo che facciamo, senza, quindi, apporti economici ma esclusivamente col volontariato. Naturalmente il discorso è diverso per i borsisti che sono finanziati dalla Regione Campania attraverso l’Università Federico II.
G.M.: Dove si colloca la sede del Presidio di Scampìa? Avete avuto problemi, intimidazioni o qualche velata minaccia o la criminalità ha ignorato l'esistenza di questo nuovo luogo di ritrovo?
S.G.: La sede del presidio coincide con il Centro di Formazione Alberto Hurtado affidato dal Comune di Napoli alla Compagnia di Gesù.
Padre
Cercare di far cambiare prospettiva a qualcuno, se non a tutti, i bambini e i ragazzi che frequentano il centro e attraverso loro col tempo, allargare le fasce di popolazione civile e culturalmente libere. È un lavoro lungo, certo, lunghissimo anzi. La cui fine forse non vedremo mai ma è l’unico modo per cercare di cambiare qualcosa in questa terra così difficilmente gestibile. Per il momento quindi tutto tace. Probabilmente quando riusciremo a strappare qualche lavoratore alla mala allora qualcuno se ne accorgerà.
G.M.: L'anno passato avete organizzato una Festa della letteratura per ragazzi intitolata "rEsistere a Scampìa", ci sarà anche quest'anno? Qual è lo scopo di questa iniziativa?
S.G.: Sì, abbiamo intenzione di riproporla anche quest’anno. Speriamo quindi in un nuovo aiuto da parte degli editori che hanno aderito lo scorso anno (tra gli altri Topipittori, Sinnos, Babalibri, Nuove Edizioni Romane, Fatatrac, Colonnese, Orecchio Acerbo), e nella Regione Campania soprattutto che vorremmo più vicina e più attenta alle esigenze di un progetto come questo che ha bisogno di sostegno continuo e pianificato. Lo scopo dell’iniziativa è semplice: cerchiamo appunto di accendere una volta all’anno un faro sul quartiere e portare un mondo che a questi bambini è notoriamente precluso.
Lo scorso anno abbiamo ingaggiato saltimbanchi, trampolieri, giocolieri ed erano tutti felici e spaesati. Uno spettacolo commovente. E poi li abbiamo messi in contatto con gli scrittori, con gli illustratori e li abbiamo fatti disegnare, giocare e sognare in un luogo, il giardino di Scampìa, meraviglioso ma assolutamente deserto normalmente, per niente frequentato dalle famiglie. E poi c’è da dire, a vantaggio dell’evento, che quel giorno lo spaccio di cocaina si è fermato per un giorno intero! Perché? Perché c‘eravamo noi a contaminare e presidiare.
G.M.: Quale peso ha, a suo parere, l'avvicinare i ragazzi alla lettura nella prevenzione del crimine e nella formazione delle coscienze? In questo senso vedete dei risultati, magari limitati ma tangibili?
S.G.: La lettura è di per sé un modo denso e giusto per formare una coscienza, soprattutto una coscienza civile e libera ma soprattutto critica.
Non si pretende qui di cambiare le sorti dell’intero quartiere o risolvere il problema della criminalità ma mostrare ai giovani che esiste anche qualcosa di diverso, di più profondo di più difficile ma di più umano. L’obiettivo è quello di portare e mostrare la normalità delle cose e la lentezza con cui si raccolgono i risultati e la profondità delle azioni che poi, speriamo, durino nel tempo. Poi loro dovranno scegliere e lo faranno, ne siamo convinti, con maggiore senso critico. Forse spacceranno ancora è vero ma sempre meno se nelle loro mani oltre alle automobili, ai motorini, ai telefonini compare ogni tanto un libro. È una questione di sogni, di eternità, di fantasia che si oppone ancora, oggi, al maledetto tutto e subito e alla coscienza di dover o poter morire presto, troppo giovani.
G.M.: La Coop Adriatica ha raccolto per la Biblioteca di Scampìa circa 700 nuovi titoli che sono stati consegnati all'Epifania. Com'è nata la collaborazione? Avrà un seguito?
S.G.: La collaborazione è stata importantissima per tutti noi. L’idea da parte di Coop di investire socialmente sul quartiere di Scampìa è nata grazie al fortunato incontro con Mattia Fontanella, il responsabile dei soci Coop. È stato lui che ha proposto questa avventura, nata a ottobre dello scorso anno in occasione della manifestazione Ad Alta Voce.
E proprio lì a Bologna fu lanciata “Dona un libro ai ragazzi di Scampìa”: e furono allestiti gazebo e punti di raccolta nelle “librerie.coop” per accogliere i libri che i cittadini bolognesi e i soci coop decidevano di lasciare. I libri raccolti sono stati 800 circa, molti addirittura dedicati. Speriamo che in futuro si possa realizzare un sogno: organizzare anche
Corri a vedere il grande capo!
Serena Gaudino
Ieri sera sono riuscita finalmente ad andare a vedere Il grande capo. L’ultimo film di Lars von Trier. Me ne aveva parlato una mia amica qualche sera prima in uno dei più antichi bar di Torino. Al Fiorio, io e lei avevamo deciso di soprassedere sul classico gelato e concentrarci sullo zabaione alla torinese: caldo con del liquore (di cui non abbiamo osato chiedere le specifiche) e un po’ di panna. Per la verità non siamo riuscite a finirlo tutto perché il cameriere colpito dalla nostra sete di novità ci ha particolarmente favorite riempiendo i bicchieri fino all’orlo! E poi, visto la nostra ritrosia
Fatto sta che mentre si parlava di pesce spada, serrature e dizionari (la mia amica è una strepitosa scrittrice) abbiamo cominciato a parlare di cinema, di registi e poi lei mi ha chiesto se avevo visto Il grande capo di Lars von Trier. Io, che sono un’appassionata di Trier ho detto di no ma immediatamente mi sono appuntata che dovevo, appena possibile, recuperare… vivere in mezza montagna in una cittadina priva di una costante programmazione cinematografica porta a delle sviste!
Così è stato. Ieri, sabato, sono andata a Torino con l’idea di chiudermi in un cinema e godermi l’ultimo Trier. Sono approdata al Cinema Centrale di via Carlo Alberto: meno male che non era uno di quei cinema ultramoderni infestati dall’odore di popcorn e strutto. Anzi, era un bel cinema stile vecchie gallerie. Lungo e stretto con uno schermo al fondo largo e accessibile a tutti perché leggermente in alto. C’era poca gente, e quasi tutti di una certa età, forse lo spettacolo delle 18.00 non è invogliante per i giovani che invece preferiscono ore più tarde. Comunque eravamo una cinquantina. Io come al solito ho preso posto in fondo in fondo, ultima fila. Mi piace vedere il cinema da lontano, adoro il colpo d’occhio totale, unico! Tutto in un solo sguardo e poi le distanze tra attori e luoghi si avvicinano e il tutto sembra più incalzante. Poi hanno abbassato le luci e io ho smesso di leggere i giornali rammaricandomi per il fatto che li leggo sempre troppo tardi e che se l’avessi saputo prima, dell’incontro al Palazzo Reale con i giurati del Grinzane Cavour, sarei potuta andare a salutare il mio caro amico Bjorn Larsson!
Ma ritorniamo a Il grande capo!
A un certo punto in questo cinema, che risvegliava in me la memoria del vecchio cinema Martucci a Napoli, si sono spente le luci e il film è iniziato.
Immediatamente ho riconosciuto le atmosfere di Trier che, abbandonata la trilogia iniziata con Dogville e poi Manderlay (visti entrambi, il primo in compagnia di
Una volta ancora Trier lascia i dogmi e fa del suo cinema un mezzo per raccontare la realtà im maniera diretta, casuale e crudele.
Ah, ho dimenticato di scrivere che all’uscita dal cinema ho avuto un colpo di fortuna! Terminato lo spettacolo, mentre percorrevo via Carlo Alberto in direzione Porta Nuova, davanti all’Hotel Sitea, ho incrociato l’autobus che trasportava i giurati del premio Grinzane Cavour non so dove…. E’ stato lì che ho visto spuntare Bjorn in compagnia di Nadine Gordimer! Ho salutato Bjorn che a sua volta mi ha presentato a lei. Mi sono emozionata non poco e l’ho guardata dritta negli occhi e poi ho pensato a quanta energia e quanta forza e quanto pensiero c’erano in quella piccola e agile figura che avevo addirittura il giorno prima incrociato anche alla Feltrinelli. Con loro ho scambiato qualche battuta poi gli accompagnatori li hanno pregati di salire e li ho baciati, imbambolata, stupita, attonita. Dopo qualche momento li ho visti salire lì su e sparire insieme a tutti gli altri.
Il grande capo
Un film di Lars von Trier. Con Jens Albinus, Peter Gantzler, Fridrik Thor Fridriksson, Benedikt Erlingsson, Iben Hiejle, Henrik Prip, Mia Lyhne, Casper Christensen, Jean-Marc Barr, Louise Mieritz. Genere Commedia, colore, 99 minuti. Produzione Danimarca, Svezia 2006.
COMUNICATO STAMPA
COOP ADRIATICA DONA 800 VOLUMI RACCOLTI DAI SOCI BOLOGNESI
Venerdì 5 gennaio (ore 15,30) Marco Gaiba, direttore Politiche sociali di Coop Adriatica, consegnerà i libri raccolti ad ottobre nell’ambito della maratona di lettura “Ad alta voce”.
Romanzi, testi di storia dell’arte, geografia e sugli animali che arricchiranno il catalogo
dal quale i giovani del difficile quartiere napoletano potranno attingere cultura
Quasi ottocento volumi sono stati raccolti nel mese di ottobre a Bologna dai soci di Coop Adriatica e dai cittadini felsinei per arricchire la biblioteca del Centro Hurtado di Scampia, dove si trova anche il primo Presidio del Libro in Campania. Si tratta di libri di narrativa (da “Il piccolo principe” ai romanzi di Susanna Tamaro), geografia, libri sugli animali e la storia dell’arte, “Il giornalino di Gianburrasca” e molti classici. I libri raccolti per i ragazzi di Scampia saranno consegnati da Marco Gaiba, direttore delle Politiche sociali di Coop Adriatica, venerdì 5 gennaio alle ore 15,30 presso la Biblioteca del Centro Hurtado di Viale della Resistenza. Alla consegna saranno presenti Edgar Colonnese, presidente dell’Associazione Presidi del Libro Campania,
L’iniziativa “Dona un libro ai ragazzi di Scampia” è stata lanciata da Coop Adriatica e da librerie.coop nell’ambito della sesta edizione della maratona di lettura “Ad alta voce”, che porta le voci e le opere dei grandi autori della letteratura in luoghi insoliti, dalle strade, alle carceri fino alle case di risposo. “Si tratta di un piccolo, ma significativo, contributo – dice Marco Gaiba, direttore delle Politiche sociali di Coop Adriatica – che portiamo a Scampia, uno dei quartieri più difficili di Napoli. Speriamo con questo gesto di contribuire ad avvicinare sempre più giovani alla lettura, esperienza fondamentale per innescare la crescita civile e sociale delle persone. E questa iniziativa vuole essere anche un sostegno concreto al Centro Hurtado, che da tempo a Scampia sta organizzando attività e iniziative per portare speranza e dare opportunità a tanti ragazzi”.
Il Centro Hurtado, infatti, costituito dal Comune di Napoli e affidato alla compagnia di Gesù, è un luogo dedicato all’infanzia e alla gioventù che ha l’obiettivo di offrire uno spazio per la promozione della cultura e della lettura. Oltre a ciò dà la possibilità ai ragazzi di frequentare laboratori di sartoria, informatica ed elettronica. Una sorta di oasi, in un contesto nel quale, a parte la scuola, non ci sono biblioteche, librerie o altri luoghi di aggregazione.
Nel Centro è presente da un anno anche il Presidio del Libro della Campania che declina in questa realtà il progetto ideato da
Ritorna in pista il Blog dell'Associazione Presidi del Libro Campania.
Serena Gaudino
Cari amici, come avrete notato il Blog dei Presidi del Libro Campania è stato fermo per alcuni mesi. E di questo ce ne scusiamo riprendendo immediatamente il nostro lavoro e aggiornandovi su quanto è successo. Le novità più interessanti da luglio a oggi sono tre. La prima riguarda la Festa del Lettore che hanno fatto per noi le care amiche dell'Associazione A Voce Alta. Un indimenticabile incontro con Roberto Saviano solo qualche giorno prima che si alzasse il polverone. A ottobre e poi a dicembre con la Coop Adriatica abbiamo lanciato il progetto "Dona un libro ai ragazzi di Scampìa": un'iniziativa interessante che ha visto allestiti punti di raccolta nella città bolognese e nelle Librerie.coop. 800 libri sono stati quindi consegnati il 5 gennaio scorso dal Presidente delle Politiche sociali Marco Gaiba e dal Responsabile socia Mattia Fontanella, alla Biblioteca del Centro Hurtado di Scampìa nel corso di un incontro pubblico a cui hanno partecipato tantissime persone!
La terza sorpresa riguarda l'accordo raggiunto con l'Istituto Elsa Morante di Scampìa. Grazie a questo è partito la scorsa settimana un corso di giornalismo a cui partecipano circa trnta ragazzi di Scampìa! Un grande successo ottenuto anche graze alla collaborazione di alcune delle più prestigiose firme napoletane tra cui quella di Titti Marrone essa stessa vicepresidente dell'associazione.
Altre novità verranno segnalate man mano che si verificheranno. Segnalo però che a Montesarchio nella sede della Biblioteca si svolgerà, a cura di Anita Parrella una manifestazione indirizzata a tutti i nuovi nati nel 2006. Ai loro genitori, sabato alle 15,30 verrà regalato un kit di primo soccorso :-) per avvicinare i neonati alla lettura. Un'iniziativa interessante che vedrà anche un mio intervento dedicato ai genitori sui vantaggi della lettura e i metodi di lavoro per avvicinare i bimbi anche in primissima età a questo fantastico mondo.
Festa del Lettore 2006 - Libri per crescere, capire, giocare, ricordare
II edizione
La seconda edizione della Festa del Lettore (Festa che le cinque regioni d’Italia che ospitano i presidi celebrano contemporaneamente) prevista nei giorni compresi tra il 30 settembre e il 15 novembre, si articolerà attorno al tema della crescita: un tema fortemente suggestivo per l’Associazione Presidi del Libro Campania che pone il suo obiettivo nella riuscita di un network che riunisca bisogni e desideri delle nostre realtà e attui piani di sensibilizzazione culturale a livello territoriale dando visibilità alle tante realtà già operanti in modo frammentario sul territorio.